La Sperada

Nel dialetto Brianzolo la SPERADA o QUAZZ (raggiera), era la tipica acconciatura femminile esclusivamente in uso in Brianza fino al 19° secolo e ai primi decenni del 20°. La sua storia risale da molto lontano: si presume che tale ornamento abbia avuto origine esclusivamente in Brianza, verso il 1100/1200. La sua storia è ancora in parte sconosciuta, solo il Manzoni ne parla nel suo romanzo “ I PROMESSI SPOSI “, ambientato tra Lecco e Milano tra il 1625/1628.

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“Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le amiche si rubavano la sposa, e le facevano forza perché si lasciasse vedere: e lei s’andava schermendo, con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’apriva al sorriso. I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile drizzatura, si ravvolgevan dietro il capo in cerchi molteplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento, che si dividevano all’’intorno, quasi a guisa de’raggi d’un’aureolaa, come ancora usano le contadine del Milanese.

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Ogni fanciulla, nel momento in cui smetteva di essere una bambina, aveva il diritto di non portare più le trecce lunghe: la tradizione afferma che ella riceveva in dono dai genitori il primo spillone su cui le lunghe trecce  venivano puntate. Tale spillone (sponton) era di metallo, lungo una ventina di centimetri e aveva alle estremità due grosse “olivelle”. Su di esso venivano annodate le trecce che erano raccolte dietro la nuca ad indicare che la fanciulla era ormai in età da marito. Quando la fanciulla si fidanzava, il promesso sposo le donava, quale pegno d’amore, un numero di spadine (spadit) o cucchiaini (cugialit) pari alla sua età, poi, da marito, le integrava fino ad un numero massimo di 45/47. Dal giorno del matrimonio poi, la donna, per mettere in risalto la sua nuova condizione, portava all’interno del semicerchio di spadine, uno spadino più elaborato e comunque di foggia diversa. Il metallo usato per la costruzione delle raggiere era solitamente argento al 1000, oppure ottone argentato, rame o altri metalli meno nobili.  Solo alcune famiglie di nobili usavano farsi costruire dall’orafo la sperada d’oro. Si dice che anche le donne meno abbienti rinunciavano ad oggetti di prima necessità nel corredo, ma non alla sperada. La sperada veniva acquistata da un orafo, di solito nelle città, Milano, Lecco, Monza, Como ed in alcuni casi anche in Svizzera. Le spadine non erano infilate nei capelli, ma  in un cerchietto di legno avvolto con della fettuccina nera (spighetta de cutun negher). L’ultimo periodo bellico ha fatto sì che molte sperade siano state requisite dallo Stato quale contributo in metallo nobile da fondere per i bisogni della Patria impegnata nella guerra e quindi andate perse.

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